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È questo il titolo del libro dell’autrice Elena Kocaqi.Il libro si basa sullo studio condotto dall’autricesul tema delle radici degli albanesi, le cui traccesono note nella storia del mondo. Kocaqi osserva gli albanesiquali creatori e guide di grandi imperi, iniziando
da Alessandro il Grande, l’impero romano, bizantino eottomano. Questi imperi, sostiene l’autrice, «sono nellaloro essenza sistemi creati e governati da albanesi, o dai
loro avi, i pelasgi -
antiche e famose opere di culto mondiali. Gli albanesihanno dato il loro contributo nella creazione di alcunistati moderni quali l’Egitto, la Turchia, la Grecia, la Romania, l’Italia ecc». «Gli albanesi sono i nonni dellenazioni e delle lingue dell’Europa così come i fondatoridella più antica civiltà etnica europea e non meritavano di ricevere il trattamento a loro riservato, in particolarenel XX secolo. Il mondo deve imparare a utilizzare ea canalizzare le capacità degli albanesi nella direzione giusta, per poter contribuire al bene dell’umanità e, perchéquesto accada, esso deve conoscere la vera storia diquesta nazione».L’autrice parla nel libro dei flussi pelasgo -
note personalità di origine albanese. Nella realizzazione dello studio l’autrice ha fatto riferimento ad alcuni autori antichi e medievali. Ha studiato in particolare gli
autori tedeschi, che ritiene più attendibili poiché sonoi diretti discendenti dei popoli pelasgo-
autori greci, giunti in seguito.L’autrice collega la formazione dei popoli dell’Europa
ai flussi delle popolazioni civilizzate dell’epoca quali i troiani. Il popolo generato dopo il grande diluvio. I discendenti di Noe si stabilirono in Europa. La leggenda trasmessa da Appiano racconta «Questo nome (Illiro) questo paese (si tratta dell’Illiria — Linda) lo presa da Illiro il figlio di Polifemo. I figli del ciclòpe Polifemo e di Galatea, noti come celti, illiri e galli lasciarono la Sicilia e regnarono sulle tribù che presero in seguito i
loro nomi». La leggenda quindi narra la fratellanza dei celti, illiri e galli. E questi fratelli popolarono i Balcani, l’Inghilterra e la Francia. Un altro flusso di popolazione
che influenzò la formazione delle popolazioni dell’Europa prese vita dopo la Guerra di Troia. Gli eroi di Troia seguiti dalle loro tribù, risparmiate dalla distruzione, si diressero verso l’Europa. Enea Dardanidi si fermò in Italia, dove i suoi discendenti fondarono
Roma e più tardi l’Impero Romano. Mentre suo nipote, Bruto, partì verso l’Inghilterra. Ma lì trovò una popolazione nelle cui vene scorreva lo stesso sangue, che aveva fondato Albione, l’Inghilterra antica. Mentre Bruto diede al paese il suo nome, Britannia, e costruì Londra secondo l’esempio di Troia, chiamandola nuova Troia. La popolazione anglosassone rappresenta il terzo cambiamento di popolazione avvenuta in Inghilterra.
«Per essere più chiari, -
l’ondata dardana del XI secolo a.C. e in seguito l’ondata anglosassone del VI-
». Questi popoli conoscevano bene la loro origine. Quando Cesare, discendente della famiglia di Enea, conquistò la Britannia nel 55 a.C. scrivendo al re di
Bretagna di sottomettersi senza guerra, ricevette come risposta da re Cassivellauno la seguente frase: «La tua richiesta Cesare è scandalosa, poiché lo stesso sangue
aristocratico di Enea scorre sia nei romani che nei britanni e la stessa catena di sangue ci lega, ciò deve costituire un ponte d’amicizia e questo doveva essere la tua richiesta, non la schiavitù». Anche Cesare era a conoscenza del legame con i britanni e sosteneva: «In verità noi romani abbiamo la stessa origine dei britanni,
poiché discendiamo da stirpe troiana. Il nostro primo padre dopo la distruzione di Roma fu Enea. Bruto, il cui padre era Silvio, figlio di Ascanio, figlio di Enea».
Allo stesso tempo l’autrice vede la popolazione francese come un’unione dei popoli galli (che presero il nome da Gallo fratello di Illiro e di Celto), franchi (che presero il nome da Franco Troiano, 1181-